Legge 133: come violentare una povera signora anziana e ammalata!
Ciao a tutti.
Mi sento in obbligo di fare presente a chiunque passi da questo blog, quale sia la situazione che si prospetta grazie alla 133 per una realtà che dovrebbe essere il gioiello di una nazione ma che anno dopo anno viene sempre più vessata.
Non c’è destra o sinistra che si siano risparmiate in materia di università,
tant’è che i giovani di oggi in buona parte preferiscono puntare sempre di più su un modello “amici di maria” piuttosto che scienziato o ricercatore.
Credo che i nostri figli si ritroveranno a dover ringraziare a turno Craxi e Mr. B, passando per il Gran master Gelli in quanto gli hanno fatto il “dono” di una cultura evirata.
Se ya, P.
“Ogni moderno paese, che si reputa tra i primi a livello mondiale, è obbligato a mantenersi sempre su nuove scoperte, innovazioni. I ricercatori e le menti del futuro che dovranno sostenere la ricerca scientifica sono quelli che oggi vengono formati da altri ricercatori, professori e dottori.
Formazione, ricerca, specializzazione: queste tre cose sono indissolubilmente legate e tutti saranno d’accordo nell’associarle all’ente “pubblico” denominato Università.
L’Università è al centro dell’attenzione in questo periodo per le vicende che stanno accadendo in seguito alla “famigerata” Legge 133. Cerchiamo prima di capire cosa prevede questa legge, anche se finora ne è stato già diffusamente discorso in molti ambienti.
I pretesti additati dai promotori della normativa riguardano i presunti sprechi che avvengono nell’Università italiana. Fatto sta che già attualmente l’Università in Italia è già ampiamente sotto finanziata rispetto ad altri stati europei e non. In media i nostri finanziamenti sono circa la metà di quelli che destinano per lo stesso scopo stati come la Germania, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Francia.
Ad ogni modo questa legge prevede:
- Tagli nell’arco di 5 anni di ben 1500 milioni di euro al fondo destinato alle università. Si può ben immaginare cosa questo comporterà. Aumenti spropositati di tasse universitarie per gli studenti, taglio obbligatorio di utili servizi che ora le Università forniscono per agevolare lo studio degli studenti, solo per citarne due.
- Un altro punto della legge riguarda il turnover del corpo docente. Dall’anno prossimo ogni 5 professori che andranno in pensione, ne arriverà solamente 1. Un dato pressoché allarmante.
- Un ulteriore punto critico della legge sta nel fatto che sarà permessa la privatizzazione dei plessi universitari. Le Università potranno essere acquisite da privati ed essere trasformate in Fondazioni. Questa cosa porterebbe alla fine dell’istruzione pubblica.
Ecco perché la maggioranza delle Università italiane stanno attuando massicce forme di protesta contro questo decreto. Gli studenti, così come i docenti ed i ricercatori, si sentono privati di qualcosa che è loro di diritto: lo studio, il diritto allo studio. Con gli aumenti e la possibile privatizzazione da oggi si potrebbe essere costretti a dover parlare di “privilegio” allo studio, in quanto questo essenziale diritto garantito anche dalla Costituzione potrebbe di fatto essere negato a tutti quelli che “non potranno permetterselo”.
Gli studenti che protestano lo fanno pienamente consapevoli del rischio che il loro futuro sta correndo. Tutti gli atenei scesi in piazza, le masse di studenti che protestano, dovrebbero quanto minimo sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la dannosità di questa legge. Ogni giorno si aggiungono nuovi scioperi, nuove proteste, nuove occupazioni; quelli al vertice, anche se questo decreto sarà approvato, dovrebbero per lo meno essere spinti a chiedersi se tutto questo non sia in gran parte colpa loro.“
Tratto da www.dualpc.it
Filed by Code2 at Novembre 13th, 2008 under Miscellaneous, Architecture